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Gesù nel Talmud e i rapporti fra Ebrei e Cristiani nei primi secoli

GESÙ NEL TALMUD
E I RAPPORTI FRA EBREI E CRISTIANI NEI PRIMI SECOLI

Che cosa è il Talmud? Gli uomini hanno bisogno di regole morali che distinguano il lecito dall'illecito e che permettano la convivenza, senza che il più feroce o il più perfido distrugga ogni giorno il più debole o onesto. Per gli antichi Ebrei queste regole erano contenute nella Torà ed erano riassunte nei precetti di amare Dio con tutto il cuore (Deuteronomio VI, 5) e di amare il prossimo (compreso lo straniero) come noi stessi (Levitico XIX, 18 e 34). L'amor del prossimo si esplica nella misericordia e nella giustizia. L'amor di Dio si esplica nell'osservanza della Legge.
Ma i molteplici precetti della Legge sono sparsi nella Bibbia alla rinfusa e talvolta formulati in modo troppo conciso o incompleto. Perciò, spe­cialmente dopo il 70 d.C., quando il Tempio, il sacerdozio e il sinedrio avevano cessato di esistere, sorse la necessità di redigere un libro ove le regole della vita ebraica fossero esposte sistematicamente con ordine e con chiarezza. Questo libro fu la Mishnà, redatta in ebraico e pubblicata (dopo vari abbozzi d'altri rabbini) da Giuda il Principe intorno all'anno 200 d.C.. Ma la Mishnà dette ancora occasione a discussioni, commenti e interpretazioni varie. Le discussioni, i commenti e le interpretazioni dei rabbini antichi sono raccolti in aramaico nella Ghemarà. La Mishnà con la Ghemarà costituisce il Talmud. Vi sono due Talmudim, quello di Palestina completato nel quinto secolo e quello di Babilonia completato nel sesto. Oltre alle interpretazioni della Legge, contengono molte digressioni e divagazioni d'argomento teologico, leggendario, aneddotico, medico, scientifico, folcloristico, ecc., così da costituire vaste enciclopedie del sapere e delle credenze ebraiche di quei tempi.
Il Talmud è un repertorio di giurisprudenza legale, morale e rituale; è vano cercarvi pagine di poesia, di eloquenza, di letteratura amena, come sarebbe vano cercarne nei Commentarii di W. Blackstone, o in analoghi repertori di giurisprudenza. Tuttavia insieme a molte cose di scarso interesse per chi non è rabbino, contiene alcune massime morali eccellenti. E fu ispirato dal sincero desiderio di conformarsi meticolosamente alla volontà divina.

Gli accenni a Gesù nel Talmud
Gli accenni a Gesù che si leggono nel Talmud sono pochi e di nessun valore storicoi. Ciò si comprende bene. I rabbini non avevano libri di storia del periodo posteriore all'Antico Testamento. Pochi conoscevano il greco, la lingua dei Vangeli. E avevano la proibizione di leggere i libri degli « eretici ». Non ci dobbiamo stupire se nel Talmud si trova ogni sorta d'anacronismi, di confusioni e di spropositi. In due passi talmudici (Sanhedrin 107 e Sotà 47a) si dice che Gesù fuggì ad Alessandria d'Egitto al tempo di re Jannai (103-76 av.J.C.). Secondo altri passi il suo padre putativo sarebbe stato certo Pappos ben Jehudà, vissuto sotto Adriano (Shabbat 104b; Sanhedrin 67a). Probabilmente il protagonista dei Vangeli fu confuso con altri personaggi vissuti più d'un secolo prima e più d'un secolo dopo. Si legge anche che Maria faceva la parrucchiera per signora. Alcuni commentatori suppongono che la madre di Gesù sia stata confusa con Maria di Magdala, poiché Megaddela in aramaico significa « parrucchiera ». Dunque doppia confusione: tra le due Marie e tra un mestiere e un paeseii. Un altro esempio degli spropositi del Talmud: vi si menziona certo Onkelos figlio di Kalonimos e nipote di Tito, che desiderava diventare proselito. Costui con la negromanzia avrebbe evocato dall'Inferno prima Tito, poi Balaam e infine Gesù. Ciascuno dei tre gli avrebbe fatto l'elogio d'Israele (Ghittin 56-57). Il nome del negromante secondo alcuni sarebbe una storpiatura di Flavio Clemente, il quale fu veramente cugino di Tito e fatto uccidere da Domiziano per avere aderito al Giudaismo(iii).
Una pagina del Talmud dice: La vigilia di Pasqua impiccarono Gesù il Nazoreo e un banditore gli aveva camminato innanzi per quaranta giorni dicendo: « Gesù il Nazoreo sarà lapidato per aver usato arti magiche e sobillato e traviato Israele. Chiunque sappia qualche cosa a sua discolpa venga e lo difenda ». Ma non trovarono nulla a sua discolpa e l'impiccarono la vigilia di Pasqua (Sanhedrin 43a). Evidentemente questo passo risale a un'epoca d'ostilità fra Ebrei e Cristiani. L'autore conosceva confusamente per sentito dire i racconti dei Vangeli. Accettava i miracoli come veri, ma li spiegava come atti di magia. Udendo i Cristiani accusare gli Ebrei d'avere ucciso Gesù, l'autore, che non aveva altre fonti d'informazione, immaginò che fosse lapidato invece che crocifisso, e, per scagionare il tribunale ebrai­co, immaginò che questo avesse differita la punizione di quaranta giorni. Tutto ciò non ha niente di storico.
Il paragrafo seguente afferma che Gesù ebbe cinque discepoli: Mattai, Nekai, Netser, Buni e Todà. Il Klausner li vorrebbe identificare con Matteo, Luca, Andrea, Nicodemo (il Talmud dice che certo Buni fu soprannominato Nicodemo) e Taddeo. Ma io non sono convinto. Veramente la lista degli apo­stoli che si legge nei Vangeli pare artificiale e non primitiva(iv). Al tempo di Gesù c'era inimicizia fra i Giudei e i Samaritani, ond'Egli proibì ai discepoli di predicare la buona novella a questi ultimi (Matteo X,5). Ma dopo che i Romani ebbero distrutto i santuari di Sion e di Garizim (cfr. Giovanni IV, 21) le due sventurate nazioni sorelle si riconciliarono (L. RACAH, Gli Israeliti, p. 37). E qualcuno inventò la lista dei dodici apostoli incaricati di predicare alle dodici tribù. Le tribù non sono dodici se non s'includono i Samaritani. Con tutto ciò i nomi dei discepoli dati dal Talmud mi paiono troppo strani per essere autentici.
Oltre agli anacronismi e agli spropositi non mancano le malignità. Gesù in alcuni passi è detto figlio di Pandera (o Pantere). Questa locuzione si spiega con una pagina dello scrittore pagano Gelso, il quale riferisce la diceria che la madre di Gesù, avendo commesso adulterio con un soldato a nome Pantera, fu cacciata dal marito e partorì in segreto. Si tratta dunque di una risposta maliziosa ai Cristiani che negavano che Giuseppe fosse il padre di Gesù. Possiamo datare questa diceria. Nella stesura originaria dei Vangeli e nella lettera di Clemente Romano (scritta verso il 140-150)v Gesù è vero figlio di Giuseppe, adottato da Dio nel momento del battesimo. Poco dopo fu inventata la concezione miracolosa, la quale è narrata in alcuni versetti interpolati nei Vangeli (Matteo I, 18-25 e Luca I, 26-38) ed era nota a San Giustino (verso il 160) e a Gelso (nel 178). Dunque la maligna leggenda nacque fra il 150 e il 178.
Gli spropositi del Talmud non debbono stupire. Spesso accade che i seguaci di una religione siano informati malissimo delle cose delle altre. Per esempio, nel Morgante Maggiore del Pulci i Saracini sono detti « pagani » e si asserisce che adorano Maometto, Appellino e Trevigante, il che non hanno fatto mai. Anche la malevolenza si spiega. Gli imperatori cristiani perseguitavano gli Ebrei, si adoperavano per convertirli al Cristianesimo, mentre proibivano loro di far proseliti. Nel 350 il generale Ursicino li massacrò e distrusse le città della Galilea. Teodosio li sottopose a restrizioni di tipo fascista. I Padri della Chiesa, immemori dei precetti di Gesù, predicavano l'odio ai Giudei. Gli Ebrei del periodo talmudico non sapevano nulla del vero Gesù. Ma conoscevano le vessazioni dei Cristiani del loro tempo.

Un partito in seno al Giudaismo
Per spiegare l'origine dell'ostilità fra Ebrei e Cristiani è d'uopo delineare brevemente le origini del Cristianesimo, indagare quando si separò dal Giudaismo e mostrare come un movimento originariamente giudaico nazionalista a poco a poco si trasformò in una religione antisemita.
Secondo la Bibbia (Giudici VIII, 22-23) Dio era stato il re degl'Israeliti al tempo dei Giudici. Samuele unse re un mortale, Saul, ponendo fine al primo regno di Dio (I Samuele, VIII, 4-7; X, 17-18; XII, 12). Tutti i re israeliti erano consacrati col rito dell'olio ed erano tutti detti « l'Unto del Signore » (in ebraico mashiah, in greco christós). Dopo Saul vi furono parecchi re unti, cioè israeliti, di varie dinastie; ci furono periodi nei quali la Palestina non fu che una provincia dei grandi imperi del tempo; e ci furono anche altre due brevi teocrazie o regni di Dio (167-162 e 140-104 avanti l'Era Cristiana) menzionate nella Bibbia e negli Apocrifi, come ho dimostrato in uno studio pubblicato su Vetus Testamentum nel 1969.
Quando nel 6 d.C. la Giudea fu annessa all'impero romano, un tal Giuda di Galilea insorse, rifiutando la sudditanza a qualunque re mortale e dichiarando che Dio doveva essere l'unico re d'Israele (Flavio Giuseppe, Antichità XVIII, i, 1 e 6, Guerra II, viii, 1). I più celebri seguaci di questo Giuda furono Giovanni Battista e Gesù di Nazaret, i quali annunziarono il prossimo inizio del quarto regno di Dio. Questo si distingueva dai tre precedenti in quanto era escatologico, cioè comprendeva oltre all'indipendenza d'Israele (Luca I, 68-74, II, 38; Atti I, 6), anche la resurrezione di tutti i morti e il Giudizio Universale (Schweitzer, Loisy, Bultmann, Charles). Ci furono anche alcuni Ebrei (uno schiavo Simone, un pastore Atronge) che tentarono di farsi re, ma non pare che trovassero un sacerdote disposto a ungerli. Gesù si contentò d'annunziare il prossimo regno di Dio, oppure fece un tentativo d'instaurarlo? Secondo l'Eisler e il Brandon l'assalto al Tempio (la così detta cacciata dei mercanti) sarebbe stata una specie di putsch o di golpe per impadronirsi del potere. Certo è che se i discepoli non fossero stati numerosi e armati non avrebbero potuto sopraffare i mercanti, i pellegrini e le guardie. A ogni modo l'assalto fallì. I mercanti tornarono il giorno dopo e Gesù fu arrestato dai soldati romani (secondo Giovanni, XVIII, 3 e 12 da un'intera coorte comandata da un tribuno) con la probabile complicità di Caiafa, il quale era un agente di Pilato, un Quisling, un Pétain dei Romani.
W. Wrede ha dimostrato con l'analisi dei Vangeli che il messianismo e la regalità di Gesù non appartengono allo strato più antico dei Sinottici(vi). Ma ai sensi della Lex Iulia maiestatis l'assalto al Tempio e anche la semplice predicazione d'un regime nuovo (o teocratico o monarchico che fosse) erano delitti meritevoli di crocifissione (Digesto XLVIII, iv, 1-4). I Romani non scherzavano e Pilato non aveva scelta(vii). Migliaia di Ebrei furono crocifissi da Quintilio Varo, da Ummidio Quadrato, da Felice, da Gessio Fioro, da Tito. Gesù fu uno fra tanti.
Il regno di Dio non venne(viii). Il regime crudele dei governatori continuò con l'intervallo degli anni 41-44, nei quali regnò Agrippa, l'ultimo vero re unto d'Israele. Morto Agrippa, alcuni indipendentisti dichiararono che Gesù era salito in cielo e sarebbe ben tosto ridisceso per regnare su Israele (Atti degli Apostoli I, 6, 11). Nel momento della Resurrezione era stato adottato da Dio (Atti XIII, 33; Romani I, 4)(ix), come si credeva fossero tutti i re israeliti nell'atto dell'unzione. Così la fede nel regno dell'Unto sostituì la fede nel regno di Dio. In seguito l'adozione fu anticipata al momento del battesimo (Luca III, 22, secondo il cod.D, l’Itala, Giustino, Origene)(x) e finalmente fu sostituita dalla concezione miracolosa, la quale e incompatibile con l'adozione.
Per tutto il primo secolo dell'Era Volgare il Cristianesimo non fu se non un partito in seno al Giudaismo. San Paolo si recava nelle sinagoghe a predicare (Atti XIII-XVII). Le autorità giudaiche erano tolleranti e bonaccione. Si permetterebbe oggi a un Protestante di salire sul pulpito di una chiesa cattolica per far l'elogio di Lutero? Si permetterebbe in un congresso comunista a un oratore di far l'elogio di Trotski? Giacomo, fratello di Gesù e capo dei Cristiani di Gerusalemme, secondo Egesippo sarebbe stato un nazir (cfr. Numeri VI, 2-21), che passava le giornate inginocchiato nel Tempio. Anche l'Apocalisse, redatta in gran parte verso la fine del secolo, è permeata di spirito giudaico nazionalista e antiromano.

I fratelli separati
La separazione fra Cristianesimo e Giudaismo avvenne probabilmente sotto Rabban Gamaliel II verso l’anno 100, per ragioni che non conosco. I Cristiani furono scomunicati e trattati da eretici (Beracot 28b). Nella lettera di Plinio del 112 i Cristiani non sono più Ebrei.
Dopo la separazione comincia una rapida evoluzione della cristologia(xi). Nel Vangelo di Marco Gesù è ancora un mero uomo, facitore di miracoli, come Mosè ed Elia. Con Marcione egli diventa un essere soprannaturale, senza padre né madre. Con la concezione miracolosa (Matteo I, 18-25; Luca I, 26-38) diventa un semidio, figlio di un Dio e d'una donna mortale, al modo d'Ercole, di Perseo, di Romolo e d'Alessandro. Per San Giustino e per Origene Egli è un Angelo o Dio inferiore. Nel Prologo del Quarto Vangelo Egli è l'incarnazione della Parola di Dio. Infine divenne un Dio completo, e previa personificazione dello Spirito Santo, una delle Persone coequali della Trinità. Tutte queste credenze sono incompatibili con la religione ebraica ed estranee alla predicazione di Gesù(xii). Ugualmente incompatibili col Giudaismo ed ignoti a Gesù sono il far dipendere la vita eterna dalla fede o dai sacramenti, invece che dalla condotta proba, la teofagia, la sostituzione della domenica al sabato.
Dal 132 al 135 infuriò la grande insurrezione ebraica capeggiata da Bar Kocheba. Molti Ebrei (non tutti) avevano riconosciuto in lui il futuro re d'Israele. Domata l'insurrezione, Adriano volle dare una soluzione finale al problema ebraico. Proibì, pena la morte, lo studio della Legge, l'osservanza del Sabato e della Pasqua, la circoncisione ecc. Alcuni celebri rabbini subirono il martirio. I Cristiani non parteciparono all'insurrezione, poiché il loro futuro sovrano era il Figlio dell'Uomo che stava per discendere dalle nuvole, e non Bar Kocheba. Perciò furono trattati con relativa mitezza dall'imperatore, ma dovettero industriarsi di dimostrare in tutti i modi che non erano ebrei. Un cristiano, Marcione, propose la sua teoria dei due Dei: II Creatore del mondo, Dio del Vecchio Testamento, giusto ma severo, era diverso dal Padre di Cristo, perdonatore dei peccati. Marcione fondò una chiesa che durò alcuni secoli. Ma i Cattolici respinsero questa teoria e preferirono conservare l'unità di Dio padre e la riverenza per il Vecchio Testamento. Ma per distinguersi dagli Ebrei ed evitare la persecuzione d'Adriano, interpretarono la Bibbia allegoricamente. Le acque del Mar Rosso, secondo l'Epistola di Bamaba, non sarebbero che un simbolo dell'acqua del battesimo. La vacca rossa rappresenterebbe Gesù. Il bambino Emanuele del Libro d'Isaia sarebbe Gesù sotto altro nome (Matteo, I, 23). I personaggi dei Salmi II, XLV e CX (che veramente sono Jannai, Achab e il sacerdote Simone) sono tutti identificati con Gesù (Epistola agli Ebrei). La rupe dell'Horeb non è una rupe, è Cristo (I Corinzi X, 4)xiii. I Cristiani trattavano gli Ebrei da stolti perché non accettavano queste strambe interpretazioni. Quei riti ebraici che erano rimasti dopo la distruzione del Tempio furono abbandonati dai Cristiani. Fu forse allora che dalla lista dei comandamenti in Marco X, 19 fu omesso quello del Sabato, proibito da Adriano. Fu forse allora che il racconto del processo fu rimaneggiato per discolpare Pilato e dare tutta la colpa agli Ebrei. Si inserì l'episodio di Barabba, incompatibile col diritto romano, e la seduta del Sinedrio, incompatibile con la procedura ebraica e che non esisteva nella redazione primitiva dei Sinottici utilizzata dal Quarto Vangelo.

Adulazione per le autorità romane e furia antisemita
Non ho qui lo spazio di fare l'analisi del Nuovo Testamento. Basterà osservare che gli studiosi dimostrano che i Vangeli e le epistole non sono degli autori ai quali li attribuisce la tradizione(xiv). Sono opere composite; vi sono strati più antichi di tendenza giudaica; vi sono (nell'epistole paoline) pagine di Marcione; vi sono aggiunte cattoliche di tendenza antisemita e antimarcionita.
Dal tempo d'Adriano in poi l'antisemitismo fu caratteristica frequente degli scrittori cristiani. L'autore del Vangelo di Matteo inserisce l'episodio di Pilato che si lava le mani (gesto giuridicamente vano se veramente la sentenza fosse stata ingiusta, e storicamente inverosimile perché basato su un Salmo che i Romani non conoscevano) e l'episodio della folla che dice « il suo sangue su di noi e sui nostri figli » (che dimostra che lo scrittore non conosceva la religione ebraica, secondo la quale le colpe non si ereditano, Ezechiele XVIII). L'autore (o uno degli autori) del Quarto Vangelo, confuta più volte il Vecchio Testamento, e poiché questo chiama gli Ebrei figli di Dio, ribatte che invece sono figli del Diavoloxv. Origene non si perita di falsificare la storia dicendo che i Giudei inchiodarono Gesù alla croce (De principiis IV, 8). Eppure Giovanni XIX, 23 dice esplicitamente che egli fu crocifisso dai soldati romani. Ma tant'è, per secoli gli Ebrei, e non i Romani furono chiamati deicidi. Non conveniva dir male del governo. Ma l'adulazione per le autorità statali non basta a spiegare la furia antisemita. Quando Sant'Ambrogio proclamò che le sinagoghe sono « case di empietà, condannate da Dio » la plebaglia ne incendiò una. Sant'Ambrogio si dichiarò solidale con gli incendiari e disse che aveva ordinato lui l’atto di teppismo. L'imperatore Teodosio dovette prendere delle misure per proteggere le sinagoghe. Uno scrittore cattolico onesto e coraggioso, Malcolm Hay, riporta le invettive vituperose, degne di Julius Streicher, scagliate da Eusebio, da Atanasio, da Gregorio di Nissa e da Giovanni Crisostomo contro gli Ebrei(xvi). Non saprei dire se si trattasse di follia collettiva o d'interessi materiali. Del resto altrettali ingiurie si scambiavano tra loro i Cristiani delle varie fazioni. Ciascun vescovo trattava i rivali da eretici e da strumenti del diavolo e cercava l'aiuto del braccio secolare per farli spodestare. I bellissimi precetti d'astenersi dall'ira e dagl'insulti (Matteo V, 21-26) e molti altri del Discorso della Montagna furono praticamente aboliti dal secondo secolo in poi. Le cause di questi fatti deplorevoli, al parere mio, sono le seguenti: l'aver fatto della fede una virtù e una condizione della salvezza, l'aver inteso per fede l'accettazione di dogmi teologici mutevoli da una generazione all’altra e l’aver dato ai vescovi poteri politici e finanziarii(xvii). I filosofi pagani e i rabbini erano più onesti e più tolleranti. La punizione dei reati d'opinione è una macchia sulla Chiesa cristiana.
Non voglio dire che le colpe fossero da una parte sola. Bar Kocheba fece punire severamente i Cristiani, presumibilmente perché non collaboravano alla guerra. Nelle tre insurrezioni giudaiche (sotto Vespasiano, sotto Traiano e sotto Adriano) atrocità furono commesse da ambo le parti. Ebrei e Cristiani furono in vari periodi vittime delle persecuzioni romane e persiane e delle guerre fra i due imperi.
È un errore credere che le sublimi massime del Discorso della Monta­gna e delle parabole di Gesù provocassero l'ostilità degli Ebrei e dei Pagani, Prima di tutto Ebrei e Pagani non leggevano i Vangeli. In secondo luogo le massime di Gesù espresse in forma così poetica ed efficace (siano autentiche o no) sono in gran parte simili alle massime dei Farisei. Terzo, quelle massime non potevano dare ombra a nessuno. Nessuno è stato mai perseguitato per aver rifiutato di divorziare o per aver porto l'altra guancia. Le invettive dei Vangeli contro i Farisei non risalgono a Gesù, ma furono composte circa il 69, come risulta da alcune allusioni a fatti di quell'anno contenutevi(xviii). Durante la guerra gli abitanti della Palestina erano dilaniati da discordie sanguinose e per ragioni che non conosco i Cristiani si saranno trovati in contrasto coi Farisei.
Gesù e presumibilmente San Paolo e altri Cristiani furono condannati come ribelli a Roma, secondo le prescrizioni del diritto romano e secondo la prassi crudele delle potenze coloniali. Ebbero la simpatia degli Ebrei nazionalisti, ma l'ostilità di coloro che stimavano prematura la ribellione.
Gli imperatori pagani erano generalmente tolleranti delle varie religioni dell'Impero. Ma perseguitarono gli Ebrei a causa delle tre sanguinose guerre che avevano messo in pericolo il dominio romano. Perseguitarono i Cristiani perché costoro rifiutavano di giurare fedeltà all'Imperatore, di prestare servizio militare e di adempire ai doveri civici. Poiché il loro numero aumentava rapidamente le autorità erano impensierite(xix).
Gli Ebrei si erano ribellati per le crudeli devastazioni e le orrende stragi compiute dai Romani con crocifissioni di migliaia di uomini, donne e bambini e perché leggevano nei Salmi e nei Profeti che era volontà di Dio che Gerusalemme fosse perpetuamente libera. Queste predizioni datano dall’età maccabaica, e infatti allora si avverarono, ma l'Impero Romano era troppo più potente del regno dei Seleucidi.
Ebrei e Cristiani, compagni di sventura, si osteggiavano a vicenda, come i capponi di Renzo. Aggiungasi che i Cristiani avevano la pretesa d'essere il vero Israele per fruire di certi privilegi concessi dalle autorità romane ai Giudei(xx).
Alcune pagine del Talmud e dei Midrashim (commenti omiletici alla Bibbia) riportano dispute fra rabbini ed eretici. Gli eretici trovarono in certi versetti della Scrittura menzione di due Creatori o di due Numi in Ciclo.
I rabbini dimostrano che il Creatore è uno solo. Chi sono questi eretici? L'Herford trova una traccia di due creatori nell'Epistola agli Ebrei 1, 2 Cfr. anche Giovanni 1,3 e I Corinzii VIII, 6 e Colossesi, I, 16. Più esplicitamente San Giustino (Dialogo 56) conta due Dei e Origene (Contro Gelso 6,60) due Creatori.
Oggi finalmente Cristiani ed Ebrei si sono riconciliati e hanno sepolto le reciproche calunnie.
note
i- I testi sono riportati da R. TRAVERS HERFORD (Christianity in Talmud and Midrash, II ed. Clifton, N. J., 1965), da JOSEPH KLAUSNER (Jesus of Nazareth, Londra 1947) e da MORRIS GOLDSTEIN (Jesus in the Jewish Tradition, Londra 1950).
ii- Klausner suppone che la parrucchiera fosse la moglie di Pappos.
iii- Onkelos secondo una tradizione sarebbe l’autore della parafrasi aramaica del Pentateuco, ma secondo il RACAH e il KAHLE il nome è una deformazione di quello di Aquila, il traduttore greco.
iv- WELLHAUSEN, KLAUSNER, ENSLIN, BUNDY.
v- Alle prove di questa data addotte dal VAN MANEN, dal TURMEL e dal LOISY altre se ne possono aggiungere.
vi- W. WREDE, Das Messiasgeheimnis in den Evangelien, Gottingen 1901. La sua tesi è accettata da J. WELLHAUSEN, da R. BULTMANN, da W. E. BUNDY, da S. CARMICHAEL. Alle prove di costoro si può aggiungere che il Pater nostro e le più antiche parabole parlano del regno di Dio e che secondo la Bibbia e FLAVIO GIUSEPPE il regno di Dio e il regno dell'Unto erano incompatibili.
vii- Sul processo a Gesù vedi R. H. HUSBAND, The Prosecution of Jesus, Princeton 1916, A. LOISY, Les origines du N. T., Paris 1937; P. WINTER, On the Trial of Jesus, Berlino 1961; S. G. F. BRANDON, Il processo a Gesù, Comunità 1974; J. CARMICHAEL, The Death of Jesus, Macmillan 1962; e il mio articolo sulla Rassegna Mensile di Israel, fasc. 9, 1964.
viii- JOHANNES WEISS, SCHWEITZER, BULTMANN. I Cristiani col Paternostro e gli Ebrei con l’Amidà e col Kaddish pregano ancora che venga. Non gli Ebrei, ma la Storia rifiutò la prematura buona novella.
ix- WELLHAUSEN, LOISY e BULTMANN riconoscono che la Trasfigurazione era originariamente una descrizione dell'Ascensione, come nell'Apocalisse di Pietro.
x- F. C. CONYBEARE, The Origins of Christianity, 1958, p. 178.
xi- Vedere J. TURMEL, Histoire des dogmes, II, Parigi, 1932; CONYBEARE, pag. 62-106.
xii-Lo ammettono non solo i critici razionalisti, ma anche un fervente cristiano come L. TOLSTOI.
xiii- Molti altri esempi sono citati da L. ROUGIER (La genèse des dogmes chrétiens, Parigi 1972). M. S. ENSLIN (Christian Beginnings, New York 1938, 90) dice che nessuno studioso serio accetta oggi queste interpretazioni.
xiv-Vedere i libri di CONYBEARE, TURMEL, LOISY, VINCENT TAYLOR, W. E. BUNDY, BULTMANN, GORDON RYLANDS, ecc.
xv-Per l'antisemitismo nei Vangeli vedere CONYBEARE, p. 279; ENSLIN, pp. 399 e 441; LEO BAECK, Judaism and Christianity, 1958, pp. 78-88; BRANDON; CARMICHAEL, p. 13.
xvi- MALCOLM HAY, Europe and the Jews, Boston 1961; L. POLIAKOV, Histoire de l'antisémitisme, Parigi 1955.
xvii-Nel quarto secolo la Chiesa si era già impossessata d'un decimo delle proprietà fondiarie dell'Impero d'Occidente.
xvii- KLAUSNER, pp. 384-388; WINTER, pp. 132-135; CARMICHAEL, pp. 109-115. Nel Terzo Vangelo i Farisei vengono di lontano ad ascoltare Gesù (V, 17) e gli salvano la vita quando è minacciato da Erode (XIII, 31); Gesù accettava spesso gli inviti a pranzo a casa loro (VII, 36; XI, 37; XIV, 1). È inverosimile che pronunziasse invettive contro chi gli dava da mangiare.
xix-P. GENTILE, Il Cristianesimo dalle origini a Costantino, Firenze 1946; L. ROUGIER, Le conflit du Christianisme primitif et de la civilisation antique, Parigi 1974.
xx-G. COSTA, Religione e politica nell’Impero Romano, Torino 1923, pp. 113-120; M.SIMON, Verus Israel, Parigi 1964.

IL LIBRO DI GIUDITTA

IL LIBRO DI GIUDITTA

Il libro di Giuditta non può essere chiamato “novella storica” perché l’autore pare disinteressarsi della veridicità storica. Tutti sanno che Nabucodonosor non era re d’Assiria, ma di Babilonia. Non poteva avere un generale dal nome iraniano come Oloferne. Arpasad, re dei Medi è sconosciuto alla storia di questo popolo e la maggior parte dei nomi e dei luoghi sfuggono a ogni identificazione. Ma un esame attento ci ha convinto che c’è un metodo nella sua follia, come diceva Polonio in Amleto. L’apparente incoerenza e confusione hanno delle buone ragioni. A mio parere, l’autore volle presentare la sua novella fantastica come seguito di quella di Tobia. Il suo Nabucodonor re degli Assiri è un successore dei tre re Assiri di Tobia, cioè è un imperatore che succede agli imperatori flavii. Fa la guerra ad Arpasad re dei Medi, che potrebbe simboleggiare Osroe re dei Parti. Nabucodonosor attraversa la Mesopotamia, distrugge tutte le piazze forti oltre il torrente Abnon fino al mare ( Giud. II 24 del greco, II 14 della Vulgata. Il nome del torrente varia nei manoscritti). Traiano fu il solo imperatore romano che attraversò la Mesopotamia fino al golfo Persico. È’ dunque Nabucodonor. Ninive simboleggia Roma naturalmente e Bethulie è Bethar. Il saggio consigliere Achior è l’Ahikar di Tobia, corrotto dai copisti. Il gran Sacerdote Eliacin o Joakim è probabilmente Rabbi Eléazar di Modein, zio di Bar Kocheba, in seguito ucciso da lui. In somma il nostro libro deve essere datato nel 134, durante l’assedio di Béthar ed è stato composto per incoraggiare i validi difensori della fortezza. Malgrado questo non è una vera allegoria. Sarebbe vano cercare di identificare tutti i luoghi e tutte le persone che che vi sono nominate. Nabuchodonosor pare rappresentare insieme Traiano e Adriano. Né Tineio Rufo né Sesto Giulio Severo furono uccisi da una donna ebrea. Lo scopo dello scrittore era di suscitare delle speranze per l’avvenire e non di narrare la storia del passato. L’allegoria era una necessità dettata dalla prudenza, si ritrova in tutti i libri biblici in cui Roma si nasconde sotto il nome di Ninive o di Babilonia. Se questi scrittori avessero nominato apertamente Roma avrebbero rischiato la morte. Ma questo espediente è andato oltre il suo scopo. Clemente di Roma, segretario della Chiesa di Roma sotto il vescovo Pio ( 140- 150) (1), avendo letto il nostro libro, lo cita come se fosse la vera storia della beata Giuditta ( I ai Corinzi LV 4-5).
Molte cose erano accadute nell’intervallo di venti anni tra Bar Kocheba e Clemente di Roma; la guerra fu perduta, gli Ebrei furono sterminati in gran numero; i sopravvissuti furono espulsi da Gerusalemme; la pratica della religione ebraica e anche la lettura del Vecchio Testamento furono proibite da Adriano. Il suo successore, Antonino Pio, rese la libertà religiosa agli Ebrei a condizione che non facessero proselitismo. Si riprese la lettura della Bibbia. Gli Ebrei vi cercarono delle regole di vita. I Cristiani ne ripudiarono la maggior parte dei precetti, ma ne accettarono tutti i miti. Cominciarono a ingiuriarsi gli uni con gli altri e a ingiuriare gli ebrei. Si può giudicare della distanza tra l’attitudine politica dei Cristiani e quella degli Ebrei e anche tra i Cristiani del primo secolo e quelli del secondo osservando che Clemente dice che i sovrani temporali e i governatori sono inviati da Dio ( cap. LXI) e fa l’elogio dell’armata romana ( cap. XXXVII ). Sentimenti simili sarebbero stati giudicati scandalosi nel primo secolo.
Il libro di Giuditta è l’ultimo cronologicamente del Vecchio Testamento in lingua greca e conclude questa collezione con una battaglia per la libertà di religione.

Marco Treves

1)Le date di questo episcopato sono incerte. Cinque ragioni per datare la prima epistola di Clemente verso il 155:
1) Clemente era contemporaneo di Hermas ( Visione II, iv, 3), che scrisse il suo Pastore sotto l’episcopato del suo fratello Pio ( Canone de Muratori); 2) Clemente cita l’Epistola agli Ebrei che a sua volta confuta S. Giustino; 3) Clemente cita la storia di Giuditta; 4) Clemente si serve della traduzione di Aquila; Clemente è adozionista. Conosce i Vangeli di Matteo e di Luca, ma senza le interpretazioni sulla nascita verginale.

Gli Ebrei del I Sec. dell'Era Cristiana

Gli Ebrei del I Sec. dell'Era Cristiana

Non ci fu nessuna crisi della Torah nel I sec. dell'Era Cristiana che fu un epoca di giganti del pensiero religioso: Giovanni Battista, Gesù di Nazareth, Johannan Ben Zaccai, gli autori dei Segreti di Enoch, dell'Apocalisse Siriaca di Baruch, del IV Esdra, del Libro di Adamo e Eva e altri. In questo secolo la religione ebraica raggiunse il livello morale più alto in quanto secondo l'escatologia di quel tempo la grazia di Dio arrivava a chiunque praticasse le opere di carità verso le vedove, gli orfani, gli stranieri (Libro dei Segreti di Enoch IX, 1; Is, LVIII, 7; Ez. XVIII, 3-9; Tobia I, 16-8; Ben Sirach XXXVIII, 16). Johannan Ben Zaccai a Rabbi Joshua che chiedeva, piangendo sulle rovine del Tempio: "Che bisogna fare per espiare i nostri peccati ora che il Tempio e i suoi sacrifici non esistono più?" rispose, "Abbiamo un altro modo per espiare i nostri peccati, efficace come quello . . . le opere di carità. Sulle opere di carità si veda anche il Talmud" (Everyman's Talmud, London, p. 221). Identifico queste opere di carità con la legge morale che è più antica di Mosè (figura nella confessione negativa degli Egiziani) e che è sempre valida.
E' evidente che si può essere galantuomini, caritatevoli e onesti professando religioni diverse, la dottrina che i pagani siano cattivi e vadano all'Inferno è estranea al Giudaismo che contiene lodi di Ciro re di Persia e di Antonino Pio imperatore che non furono certo ebrei anche. I disastri dell'anno 70 furono causati da una grande illusione: la prossima venuta del Regno di Dio sulla Terra, come è detto nell'allegoria del IV Esdra. Ogni tentativo di riacquistare la libertà veniva represso violentemente. L'impero romano era un'organizzazione efficientissima, ma feroce (quando gli schiavi liberati da Spartaco si affrontarono con l'esercito romano e furono sconfitti, 6.000 di essi furono crocifissi; 10.000 furono crocifissi da Q. Varo e poi migliaia di ebrei che furono crocifissi o dati in pasto alle belve durante la guerra giudaica del 66-70).
Le crisi della Legge, cioè della religione ebraica, a me note, furono due e in altri periodi:
1. Durante il regno di Antioco Epifane, 174-163 a.C.;
2. Nei secoli XIX e XX dell'Era Volgare.
Antioco Epifane, volendo unificare i costumi dei suoi sudditi, tentò d'estirpare la religione ebraica, dedicò il Tempio a Zeus, fece bruciare i libri sacri ed uccidere coloro che osservavano il sabato, che circoncidevano i neonati, che si astenevano dalla carne di maiale. Molti Giudei preferirono il martirio alla violazione dei sacri precetti, ma la maggioranza si piegò ai voleri del re. Guida Maccabeo, alla testa di un esercito di insorti, sconfisse le truppe regie e nel 164 riconsacrò il Tempio e riorganizzò il culto.
Con la riconsacrazione del Tempio nel 164 e la cacciata dei sacerdoti apostati la crisi fu superata.
Tutta la letteratura dei secoli seguenti esalta la Torà.
I Libri dei Maccabei (fine del II secolo) celebrano quei Giudei che vollero subire il martirio piuttosto che violare la Legge. Lo zelo per la Legge conduce alla gloria (I M. II, 64).
Il Pentateuco è chiamato il Libro santo (2 M. VIII, 23) e contiene le leggi reverende e sante (2 M. VI, 28), le leggi di Dio (2 M. VI, 1).
Nei Testamenti dei XII Patriarchi (109-107 a.C.) questi chiedono ai figliuoli di eseguire i decreti di Dio (T. Giuda XIII), fanno loro promettere di conformarsi alla Torà. Testimoni sono Dio e gli Angeli (T. Levi XIX).
Nel Libro dei Giubilei (109-105 a.C.) Dio impone agli angeli e agli uomini le leggi eterne del sabato (II) e della circoncisione (XV). Altre leggi eterne, scritte in cielo, stabiliscono le feste annuali (VI, XLIX).
La Lettera di Aristea (verso il 100 a.C.) spiega che la vita proba consiste nell'adempiere alle clausole della Legge (127).
Tutte queste prescrizioni furono fatte per rendere l'uomo onesto e virtuoso e per perfezionare il carattere (144, 168).
Nei Salmi di Salomone (ca 48 a.C.) la Testimonianza è la Legge dell'Alleanza eterna (X,5).
Il III Libro degli Oracoli Sibillini (ca. 30 a.C.) riafferma l'obbligatorietà e la santità della Legge (vv. 225-260, 283-285, 600).
Hillel il Vecchio (tempo di Erode) raccomanda di diffondere la Torà: "Più Torà, più vita" I Pirkè Abot riferiscono anche i detti di numerosi rabbini del primo e del secondo secolo dell'Era Volgare i quali insistono sull'importanza vitale della Torà.
Il Quarto Libro dei Maccabei (fra il 63 a.C. ed il 38 d.C.) esalta i martiri che affrontarono la morte per restare fedeli alla Legge. "Morirono piuttosto che trasgredire i decreti divini, sapendo che gli uomini che muoiono per Dio vivranno con Dio. La giustizia diede la corona a questi atleti della vera Legge."
Anche l'Assunzione di Mosè (fra il 7 ed il 30 dell'Era Volgare) loda coloro che morirono piuttosto che trasgredire i comandamenti del Signore dei Signori (IX, 6).
In quel torno di tempo Filone Alessandrino commentava filosoficamente il Pentateuco. E Giovanni il Battista rimproverava il Tetrarca di aver violato la Legge.
Il Libro della Sapienza (40 d.C.) narra che mediante gli Ebrei fuggiti dall'Egitto la luce imperitura della Legge fu data al mondo (XVIII, 4). Essi si addossarono unanimi il patto della Legge divina (XVIII, 9).
Il Libro dei Segreti di Enoch (fra il 40 ed il 70) fra i mondi ultraterreni mette il luogo tenebroso dove sono tormentati gli apostati che non obbedirono ai comandamenti di Dio (VII) e raccomanda di frequentare il Tempio (LI) e di offrire sacrifici (XLV, LXII).
Non al tempo di Gesù, ma una quarantina di anni dopo, nel 70, orrendi disastri sconvolsero la vita d'Israele. Il Tempio fu distrutto e la semiautonomia del paese fu soppressa con stragi di ebrei. Questi disastri forse turbarono in alcuni la fede nelle promesse bibliche, ma non scossero la fedeltà alla Torà.
Diceva un sommo sacerdote del 200 a.C.: Su tre cose si regge il mondo: La Torà, il Culto e le Opere di Misericordia.
Distrutto che fu il Tempio e cessato il culto sacrificale, gli Ebrei si diedero con raddoppiato zelo allo studio della Torà e alle opere di misericordia. Si veda la vita di Johanan ben Zaccai (il più celebre rabbino di quegli anni) scritta da J. Neusner.
Il Libro di Baruch (74 d.C.) ripete che la Legge dura in eterno e che chi si attiene ad essa avrà vita eterna (IV,1).
Il Libro di Tobia (ca. 82 d.C.) insiste sulle opere di misericordia (dar pane agli affamati, vestire gli ignudi e seppellire i morti), compiute dall'esule protagonista. Ma prima dell'esilio egli aveva frequentato il Tempio. E raccomanda ai figliuoli d'osservare la Legge e le ordinanze e di essere misericordiosi e giusti. L'autore era forse un discepolo di Johanan ben Zaccai?
Secondo l'Apocalisse siriaca di Baruch (sotto i Flavii) la Legge proteggerà i fedeli allorché il Potente scuoterà tutto il Creato (XXXII, 1; XLVIII, 24). Coloro che sono giustificati nella Legge riceveranno il mondo immortale (LI, 3). Coloro che saranno salvati dalle opere e hanno sperato nella Legge assisteranno ai miracoli (LI, 7). Noi periamo, ma la Legge rimane (LXXVII, 15).
Flavio Giuseppe (ca. 95) tratta a lungo delle leggi mosaiche: Fino dalla prima generazione tutti i Giudei per convinzione congenita le riconoscono per ordinanze di Dio e ad esse si mantengono fedeli e per esse, all'occorrenza, di buon grado muoiono (Contro Apione I, 42). "Penso che sarà evidente che per la religione e per la convivenza sociale e per l'amore del genere umano e inoltre per la giustizia e per la pazienza nelle tribolazioni e per il disprezzo della morte abbiamo leggi fatte ottimamente (II, 146). Pertanto, non appena siamo in grado di capire le apprendiamo accuratamente e le conserviamo come incise nell'anima e raro è che alcuno le trasgredisca e impossibile che ottenga il condono delle punizioni (II, 178). Per noi, persuasi sin dal principio che la Legge fu istituita conforme al volere di Dio, sarebbe empietà non la osservare (II, 184). Ciascuno ha la coscienza che gli è testimone e, avendo il legislatore (Mosè) profetato e avendo Dio dato valida promessa, è convinto che a coloro che osservino diligentemente le leggi e che, qualora bisogni morire per esse, siano pronti ad accettare lieti la morte, ha Dio concesso di rinascere e di ricevere dalla trasmutazione una vita migliore (II, 218). Anche se siamo spogliati dei nostri averi, delle nostre città e degli altri beni, almeno ci rimane la Legge eterna e nessuno dei Giudei può andare così lontano dalla patria né essere tanto atterrito da un padrone crudele che non tema più che costui la Legge (II, 277).
Delle leggi non occorre dire altro. Esse stesse hanno mostrato che insegnano non l'empietà, ma la religione più vera, che invitano non all'odio del genere umano, ma alla comunanza degli averi, che sono nemiche dell'ingiustizia e sollecite della giustizia e discacciatrici dell'ozio e del lusso, che insegnano a bastare a noi stessi e a essere laboriosi, che proibiscono le guerre di conquista, ma ci preparano a combattere valorosamente per difenderle (II, 291-292)."
Nel Quarto Libro di Esdra (100 d.C.) le orribili sventure dell'età presente preludono alla palingenesi del mondo come le doglie della donna annunziano la nascita dei figliuoli. Questi non possono nascere prima del termine. Meglio che molti periscano piuttosto che la Legge sia disprezzata. Nei 24 libri della Bibbia è la fonte della sapienza.
Qui mi fermo. Nei Pirkè Abot e nel Talmud si trovano i detti dei rabbini dei secoli seguenti, e nelle storie d'Israele si narrano i fatti dei martiri del tempo di Adriano. Per la devozione alle Legge sotto i Romani, cfr. anche W. D. Morrison, Gli Ebrei sotto la dominazione romana, Torino 1911, pp. 323-331.
La crisi nei tempi moderni è stata la conseguenza dell'emancipazione, dell'abolizione dei ghetti,dell'assimilazione, del razionalismo, del laicismo, dei progressi della critica biblica e di altre scienze, del Marxismo, del Freudismo, delle stragi hitleriane ecc. ecc.
Anche Gesù e i primi discepoli furono fedeli alla Legge: "Non crediate che io sia venuto per abolire la Legge e i Profeti. Io sono venuto non per abolire ma per completare. Chè in verità vi dico: Finché il Cielo e la Terra non scompariranno nè un iod né un apice scomparirà dalla Legge . . . Se la vostra osservanza della legge non supererà quella degli Scribi e dei Farisei, in nessun modo potrete entrare nel regno dei Cieli (Matteo V, 17-20).
Gesù riconosceva la santità del Tempio, casa di Dio (Matteo XII, 4; XXIII, 21) e la validità dei sacrifici (Matteo V, 24; VIII, 4; Luca XXXIII, 7-13).
Secondo Atti XXI, 20 i discepoli erano tutti zelanti per la Legge.
Secondo Eusebio (Storia eccl. II, 23, 6), Giacomo, fratello del Signore, fece voto di nazireato conforme a Numeri VI.
Come poi nel corso dei primi due secoli dell'Era Volgare la Legge fosse ripudiata da alcuni Cristiani e interpretata allegoricamente da altri, sarebbe lungo e difficile spiegare.

Popolo eletto e popolo di Dio.

Popolo eletto e popolo di Dio


Moltissime parole e locuzioni hanno mutato significato nel corso dei secoli oppure sono state usate da autori diversi con sensi diversi. Ciò è naturale e inevitabile. Per scoprire che cosa significhino in una data pagina bisogna studiare il contesto e l'uso di quella lingua e di quel secolo.
Che cosa significhino nell'Antico testamento le due locuzioni " Popolo eletto e popolo di Dio " risulta chiaramente da Deut. IV, 37; VII,6; Giudici XX, 2; Salmo XXXIII, 1 2; Isaia XLIII, 20; XLIV, 1. Meglio sarebbe chiamare " Popolo di Dio" tutto il genere umano. Le parole "eletto " ed "elezione" nell'Antico Testamento alludono al fatto che Dio scelse Israele per trarlo fuori dall'Egitto, per rivelargli la Torà, per concludere con lui l'alleanza e per erigere in Gerusalemme il Tempio. Naturalmente altri popoli, altre persone,altri luoghi furono eletti per altri privilegi. Dante dice che Enea "fu dell'alma Roma e di suo impero nell'empireo ciel per padre eletto" (Inferno II) e che Roma fu ordinata per divino provvedimento a essere sede dell'impero ( Convivio IV). Si potrebbe dire anche che Filadelfia fu eletta per la "Dichiarazione dell'indipendenza", Parigi per la proclamazione dei "Diritti dell'uomo", Kapilavastu per la nascita di Buddha. La parola "eletto" non ha niente che vedere con la predestinazione di Calvino, né con la salvezza dei defunti, né col così detto messianismo.
Solo una persona ignorante può accusare Israele di voler riserbare a sé la "salvezza". Oggi la parola "salvezza" (o "salvazione" o "salute") è spesso usata dai Cristiani nel senso d'ingresso nel Paradiso, ma i vocaboli ebraici ieshà, moshaot, totsaot e teshuah ( tradotti "salvezza") veramente significano " liberazione" da un nemico o da un pericolo, "soccorso", "vittoria". Perciò la "salvezza" nel senso biblico è spesso concessa non solo agli Ebrei, ai Cristiani e ai Pagani, ma anche agli animali, tutte le volte che scampano da un pericolo. La credenza nella sopravvivenza dell'anima separata dal corpo è del tutto estranea all'Antico Testamento. Fra gli Ebrei compare per la prima volta nella "Sapienza di Salomone" (40 dell'Era Cristiana) e nel "Testamento di Abramo" (stesso periodo). La credenza nella resurrezione di tutti i corpi compare per la prima volta nel " Libro di Daniele" ( 164 a. C.).
La dottrina che tutti i popoli partecipano alla grazia di Dio è enunziata fin da "Amos"IX,7 ed è accettata dalla maggioranza dei rabbini. R. Johanan Ben Zakkai disse: Come il sacrificio espiatorio fa espiazione per Israele, così la vita retta fa espiazione per i popoli del mondo ( Cohen, Everymann's Talmud, New York, 1949). Il Giudaismo è una religione veramente ecumenica. Molti Pagani si convertivano al Giudaismo. Basti ricordare la storia di Ruth. L'autore d'Isaia LXIII,16 si confessava figlio di Dio, ma non d'Abramo né d'Israele ( cioè non era di stirpe israelita). A lui si può attribuire anche Isaia LVI 3-8. Nei Salmi CXV 12-13 e CXVIII 2-4 i fedeli sono divisi in tre classi: israeliti, sacerdoti e proseliti, nel Salmo CXXXV 19-20 in quattro, essendoci anche i Leviti. Questi versetti dimostrano che i proseliti erano numerosi. Essi sono menzionati più volte negli Atti degli Apostoli ( II,10; VI,5; X,2,22, 35; XIII, 16, 26, 43) e in Flavio Giuseppe (Antich. XIV; VII,2). Gli Edomiti, i Moabiti e altri vicini dei Giudei furono convertiti al Giudaismo da Giovanni Ircano. Da questi convertiti al Giudaismo discese la famiglia degli Erodi. Altri illustri proseliti furono Izate, re dell'Adiabene, Azizo, re d'Emesa e Flavio Clemente, cugino dell'imperatore Domiziano (Flavio G., Antichità XX, II-IV, VI 1, Dione Cassio LXVII,14). Rabbi Akiba era un proselita e convertì molti pagani.
Secondo i Vangeli Gesù avrebbe diffidato dei Gentili ( Matteo X, 5) e disapprovato il proselitismo (Matteo XXIII, 15), ma dopo la Crocifissione i Cristiani stessi vi si dedicarono. Dopo la guerra sanguinosa del 132-135, Adriano tentò d'estirpare la religione giudaica e proibì la circoncisione. Tuttavia il proselitismo continuò e fu allora che Rabbi Meir, discepolo d'Akiba, disse che il Pagano che si converte al Giudaismo e quindi rischia il martirio è pari al Sommo Sacerdote.
Rabbi Simeon ben Lakish disse che il proselita è più caro a Dio che l'Israelita di nascita. Antonino Pio revocò gli editti che vietavano l'osservanza del Giudaismo, ma vietò tuttavia il proselitismo. Anche nei paesi cristiani il proselitismo fu vietato. Continuò in Arabia, in Abissinia, tra i Khazari,ecc. Non è dunque colpa degli Ebrei se il proselitismo fu scarso in Europa. Ma non è affatto necessario farsi ebrei per essere accetti a Dio. Anzi i non Ebrei hanno meno obblighi. Non essendosi impegnati a osservare la Torà, basta che osservino i sette precetti "noachici": astenersi dall'idolatria, non bestemmiare il nome di Dio, avere tribunali, non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non mangiare carne strappata ad animali vivi (Jewish Encyclopedia VII, 648). Dice Maimonide che chiunque accetti questi sette precetti è annoverato fra i gentili pii ed è ammesso alla vita eterna (Melachim VIII; Benamozegh, Israel et l'humanité, Parigi 1914, p.620). I rabbini distinguevano il proselita di giustizia (gher tzedek), che s'impegnava ad osservare tutta la legge (Numeri XV, 16, 29), dal proselita della porta ( gher shà'ar o gher toshab, straniero residente) che aderisce solo ai principi fondamentali dell'ebraismo. Secondo R. Meir per diventare toshab bastava rinunziare all'idolatria in presenza di tre testimoni ( Aboda Zara 646; Benamozegh pp. 499, 596,618). Il gheer tzedek celebrava la Pasqua, ma il toshab ne era escluso (p. 64). Un rabbino sentenziò: " Il Santo, che sia benedetto, non esiliò Israele fra le Nazioni se non perché potesse guadagnarsi proseliti (ibid)". Naturalmente anche molti pagani idolatri abitavano in Palestina. La città di Samaria era abitata da Macedoni pagani, mentre i villaggi circostanti erano abitati dai Samaritani, setta israelita. A Cesarea stava il Prefetto romano con le sue truppe e si recava a Gerusalemme in varie occasioni. A Tiberiade abitavano Galilei, stranieri e liberti. La Torà ( Levitico XIX, 33-34; Deut. XXIV, 14, 17) concede agli stranieri parità di diritti con gl'Israeliti. Tale parità fu concessa dai Cristiani ai non Cristiani solamente dopo la Rivoluzione francese. R. Joshua disse che i giusti fra i Gentili saranno ammessi nel mondo futuro (Tosifta Sanhedrin XIII, 2; Cohen, op. cit. p. 369). R. Nissim disse che chiunque abiura l'idolatria è un vero israelita ( Aboda Zara 357 a, Benamozegh, pp. 496).
Ci rallegriamo che il Concilio abbia aderito alla opinione "ecumenica" dei Talmudisti e di Maimonide e abbia ripudiato l'opinione di quei Cristiani troppo settari ( come Agostino, Dante, ecc.) i quali pretendevano che i non cristiani ( eccetto i personaggi dell'Antico Testamento) fossero dannati.

Marco Treves